Leggere Guido Piovene, oggi.

Una recensione del nostro amico Francesco.

“Dopo anni trascorsi tergiversando e rimandando, ho finalmente letto “L’idiota” di Dostoevskij. Questa potrebbe essere una motivazione per leggere “Le Stelle Fredde” di Guido Piovene? Va bene, riconosco che come motivazione non sia un granchè e che, forse, dovrò fare di meglio per convincervi che si tratta di un libro che vale la pena di leggere.

Un pubblicitario di successo,  protagonista del romanzo, dopo essere stato lasciato dalla donna che amava, decide improvvisamente di abbandonare il lavoro, il proprio appartamento e la città in cui vive, per andare a stare in campagna. Qui, nella tenuta del nonno, abita il padre, rovinatosi per i debiti di gioco. Tra i due il rapporto è molto freddo, rapporto che sembra essere messo ulteriormente a rischio dalla volontà del protagonista di stabilirsi lì per sempre. Come se ciò non bastasse, ci sono le minacce di morte di un contadino che vive nei paraggi e a cui il pubblicitario, anni prima, aveva portato via la moglie (la donna amata da cui il protagonista è stato lasciato ad inizio tomo). Proprio dopo una visita di quest’ultimo e l’ennesima minaccia di morte, ne viene trovato il cadavere. L’uomo è stato ucciso da  un colpo di fucile. Il pubblicitario viene così sospettato dell’omicidio e a favorire l’ipotesi è l’uomo stesso che, non volendo dare spiegazioni, si dà ad una (seppur blanda) latitanza nella campagna limitrofa. Fin qui non sembra esserci nulla di particolare nella trama di questo romanzo (un uomo frustrato in piena crisi, un altro trovato ucciso da un’arma da fuoco…), ma ben presto a ravvivare e rendere unica la vicenda Piovene metterà sulla scena (il linguaggio conciso e scarno delle descrizioni e dei dialoghi, avvicina il romanzo ad una pièce teatrale) un poliziotto-filosofo, più intento al suo “secondo” impiego che non al primo (egli dirà infatti: “ma il vero poliziotto, per istinto e per vocazione, si trasforma in filosofo. Non è il filosofo una specie di poliziotto universale? Osservare, indagare e dare un ordine al mondo nel suo pensiero”) ed un redivivo Dostoevskij che, interrogato anche da un eminente ecclesiastico (altro episodio fondamentale del romanzo), farà luce sul mondo dell’oltretomba, dandone una versione alquanto insolita. Non vi ho ancora convinto, pur sperando almeno di avervi instillato un po’ di dubbio? Cos’altro dire riguardo questo romanzo evocativo ed a torto, almeno per il sottoscritto, dimenticato (così come il suo autore: GUIDO PIOVENE, in maiuscolo, giusto per chi non avesse capito o si fosse perso) del Novecento italiano? Non resta che leggerlo e, che lo facciate o meno, l’ultima parola spetta a Piovene-Dostoevskij: “si potrebbe però conservare la conclusione: niente rimane in piedi. Ma io non ci arrivo affatto. Io riferisco solo la mia esperienza, e non posso cambiarla perchè le fa piacere”.